In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne del
25 novembre 2009, i movimenti artistici S.P.A. (Società per Azioni Artistiche) e
Propaganda per la Civilizzazione delle Masse, rappresentate da Gaspare Lombardo e
Viola Di Massimo, attueranno un’installazione dinamica che avrà luogo sabato 21
novembre alle ore 12.00 a piazza della bocca della verità a Roma.
L'azione artistica prevede la diffusione “via aria” d'immagini che riproducono il
manifesto creato dagli artisti.
Ogni immagine sarà legata ad un palloncino, (in lattice biodegradabile), su cui verrà
scritta unicamente la parola "basta". Questo “assembramento” di palloncini, sarà
fatto volare per dire semplicemente stop alla violenza sulle donne, liberando così il
messaggio in uno spazio infinito, senza limiti né confini ideologici, in maniera
casuale, portando con sé l'esplicita immagine concettuale creata dagli artisti per
condividerla con tutti.
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Sono un uomo e vedo la violenza maschile intorno a me. Vedo anche, però, il desiderio di cambiamento di molti uomini.
Scelgo di guardare in faccia quella violenza e di ascoltare quel
desiderio di cambiamento. So che quel desiderio è una risorsa per
sradicare quella violenza.
Di fronte alle storie di mariti che chiudono le mogli in casa o le
ammazzano di botte, di fidanzati che uccidono per gelosia le proprie
ragazze, di uomini che aggrediscono o stuprano donne in un parco o in
un garage, non penso "Sono matti, ubriachi o magari i soliti immigrati
!", non mi viene da dire: "Quella se l'è cercata!". Tutto questo mi
riguarda, ci riguarda.
Quando sento giudicare gli immigrati come una minaccia alle "nostre
donne" ricordo che la violenza contro le donne non nasce nelle strade
buie, ma all'interno delle nostre case, ed è opera di tanti uomini,
italiani e non, che picchiano e uccidono le "proprie" donne.
Quando osservo l'ironia, il disprezzo, la discriminazione che precedono
la violenza contro lesbiche e gay non penso: "Facciano quel che gli
pare, ma a casa loro". So che mi riguarda, ci riguarda: quell'ironia e
quel disprezzo li conosco fin da piccolo, sono una minaccia per chi non
si comporta "da uomo".
La libertà di amare chi vogliamo e come vogliamo o è di tutti o non è di nessuno.
Quando penso alle donne, spesso straniere, costrette a prostituirsi,
prive di diritti, alla ricerca di difficili vie di uscita, non penso
che "rovinano il decoro delle città". Vedo nella loro vita l'effetto di
un razzismo che avanza. La prostituzione, scelta od obbligata, parla
innanzitutto dei nove milioni di clienti italiani e della sessualità
maschile ridotta alla miseria dello sfogo e del consumo.
Credo che la violenza contro omosessuali e trans, la diffusa richiesta
di ordine e sicurezza, la crescente ondata di disumanizzazione dei
migranti, il razzismo, l'egoismo dilagante, abbiano a che fare con le
relazioni tra i sessi: la paura e il disprezzo verso le differenze sono
una tossina che avvelena la nostra società. Ogni giorno sento il
richiamo verso ogni uomo ad essere complice di questa cultura e ad
aderire all'ideologia della mascolinità tradizionale.
Sono stanco della retorica della patria, del nemico e dell'onore, della virilità muscolare e arrogante.
Quando assisto dell'ostentazione di sé da parte di chi usa soldi e
potere per disporre delle donne, sento che quell'ostentazione è misera,
squallida e anche triste. Sono secoli che gli uomini comprano,
impongono, ricattano e scambiano sesso per un posto di lavoro o per
denaro. La novità sta nel vantarsene, strizzando l'occhio agli altri
uomini in cerca di complicità. Non ci stiamo, e non per invidia o
moralismo. Non ci interessa l'alternativa tra il consumo del corpo
delle donne e l'autocontrollo perbenista.
Al potere preferiamo la libertà, la libertà di incontrare il desiderio
libero delle donne, compreso, eventualmente, il loro rifiuto.
Quando il disprezzo per le donne, l'ostentazione del potere e le
minacce contro i gay e gli stranieri diventano modelli di virilità da
usare a scopi politici, capisco e sento che devo e dobbiamo reagire:
come uomini prima ancora che come cittadini.
Sentiamo la responsabilità di impegnarci, come uomini, contro la
violenza che attraversa la nostra società e le nostre relazioni.
Non vogliamo limitarci alle "buone maniere" e al "politicamente
corretto". Non ci sentiamo "protettori" né "liberatori". Sappiamo che
le donne non sono affatto "deboli".
La loro libertà, la loro autonomia, nel lavoro, nelle scelte di vita,
nella sessualità, non sono una minaccia per noi uomini e nemmeno una
concessione da far loro per dovere. Sono un'opportunità per vivere
insieme una vita più libera e ricca.
Non ci basta dire che siamo contro la violenza maschile sulle donne.
Desideriamo e crediamo in un'altra civiltà delle relazioni tra persone,
una diversa qualità della vita, libera dalla paura e dal dominio.
Vogliamo vivere una sessualità che sia altro dalla conferma della
propria virilità e del proprio potere.
Molti uomini hanno finora vissuto questo tentativo di cambiamento
individualmente, cercando un modo nuovo di essere padre, una diversa
relazione con la propria compagna, un modo diverso di stare con gli
altri uomini, un rapporto diverso con il lavoro. Questa ricerca è però
spesso rimasta solitaria e invisibile, senza parole. Vogliamo
esprimerci in prima persona, vogliamo che il desiderio di libertà e di
cambiamento di migliaia di uomini diventi un fatto collettivo,
visibile, capace di parlare ad altri uomini.
il 21 novembre a Roma, in Piazza Farnese, dalle ore 15,30 alle 19,30
un'iniziativa nazionale aperta a uomini e donne
di MASCHILEPLURALE
per informazioni e adesioni contattare
info@maschileplurale.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo