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Diario
1 luglio 2010
IL ReDelPop (5)
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5. Notevole
abilità
Due Cognac ti mettono in corpo lo
Spirito giusto per cominciare la giornata.
Michael è pronto per il suo
parcheggio. E’ di ottimo umore. Se non fosse che … tra la miriade di veicoli
immatricolati e circolanti sull’italico suolo vede avvicinarsi quel che un
parcheggiatore, specie se abusivo, specie se straniero, specie se homeless,
specie se Rom, specie se pregiudicato mai vorrebbe vedere avvicinarsi al
proprio cavalcavia. Una Subaru Forester color blu scuro con tetto bianco e con
le scritte ministeriali su ambo i lati della vettura sotto l’immancabile
striscia rossa.
Michael Dilò! Che stupido sono, pensa Sinan, l’euforia gli ha
fatto dimenticare l’obbligo di firma al comando.
Per un portafogli rubato, sono
più di sei mesi che va a firmare tutti i giorni, manco l’avessero accusato di
aver ucciso almeno sette presidenti. Che poi la cosa che lo irrita di più è il
fatto che gli abbiano dato rapina. Questo proprio non lo sopporta. Rapina a
Sinan. E’ dalla primo volta che lo beccarono, da quando si fece spiegare
dall’avvocato d’ufficio il significato di “furto con destrezza” che va fiero di
questo capo di imputazione. Quando si vanta con i suoi compagni di bevuta, con
solennità legge e cita,a presa diretta dal suo cuore, dove si scolpirono le
parole dell’avvocato: “un particolare tipo di furto commesso con notevole abilità e rapidità ai danni della
persona che detiene la cosa”.
Più che un accusa gli sembra un encomio. Più che un processo gli sembrò un
pubblico riconoscimento alla leggerezza del suo tocco e alla rapidità e
precisione delle sue mosse.
L’ultima volta però il Gagiò si è accorto troppo presto di non avere il
portafogli e ha preso d’aceto. Non poteva ammettere di essersi fatto fregare e
quando lo ha denunciato ha dichiarato di essere stato aggredito.
Due settimane
di detenzione e poi la pena commutata in tre mesi di obbligo di firma. Poi
qualcosa deve essersi inceppato. Devono essersi dimenticati di lui. Perché il
foglio di fine pena non è mai arrivato dal tribunale. E Sinan tutti le mattine
alle 9 va al comando, da oltre sei mesi.
Che poi non te ne puoi andare da Roma
se no rischi la condanna per evasione.
E devi stare buono perché se prendi un’altra denuncia vai dritto dritto a
Rebibbia. Avrebbe voluto tornare a casa, per il Giurgevdan, la festa di San
Giorgio a Maggio e invece si è sbronzato di vino in solitaria e si è sognato la
festa, i cibi, le bevute, buttato li, sotto al cavalcavia. Nemmeno al
matrimonio di Sanela, sua figlia, è potuto andare. Gli sarebbero spettati gli
onori del capofamiglia e poi fiumi, laghi, mari di Rackja, Whisky, Cognac. Una
settimana da marinaio di acqua ardente.
Eppure
lo sanno tutti che le sue condizioni fisiche non gli consentirebbero di far
male a una mosca. Figuriamoci un Gagiò che, visto che non si era fatto furbo
almeno si era fatto grosso, visto che aveva una stazza di almeno tre volte la
sua. Davci mulé Gagiò! Tuoi mortacci fanno rapine al cimitero.
E
ora si è scordato di andare a firmare. Di sicuro gli danno evasione. Chi sa se
gli fanno portare il cappello in cella. Potrebbe partecipare con un balletto
allo spettacolo di fine anno. Con cenni plastici aiuta i Carabinieri a parcheggiare.
I due scendono dall’auto egli si avvicinano. Sta per porgere i polsi quando uno
dei due gli fa “Oggi è il tuo giorno fortunato, è arrivato questo foglio
dal Tribunale. Firma qui per la notifica e sei libero”
(continua)
28 giugno 2010
IL ReDelPop (4)
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4.Michael
Sinan si avvia verso il discount.
“Signora dia me carrello moneta mangiare, grazie signora”. Ripassa la battuta,
fa le facce disperate e qualche esercizio di contabilità. Un carrello 50
centesimi, due carrelli un Euro, un Euro un litro di Grappolino. Stop alla
tremarella almeno per un po’.
Dalla vetrina dei televisori
ultrapiatti a cristalli liquidi di un negozio di elettrodomestici qualcosa
cattura il suo sguardo. Movimenti plastici e soprattutto un cappello nero. Su MTV stanno trasmettendo un vecchio concerto del ReDelPop.
Esegue un balletto, gioca con il
Borsalino nero. Lo fa rotolare sul braccio fino alla testa, se lo toglie e
mette con abilità da prestigiatore, scompare e ricompare. Muove il bacino che è
una meraviglia, rapidi e ritmici colpi di reni: l’incedere di una scopata
concitata. Le repentine mosse pelviche sono sottolineate da una mano che, a volte da dentro
una tasca dei pantaloni, a volte
en plain air evidenzia la
partecipazione del cazzo alla coreografia . Questo lo so fare anch’io benone, se la ghigna Sinan. Intanto il pubblico, nel
video va in visibilio mentre il Re da vita ad uno spettacolare moon walking.
Sinan è eccitato, tutto questo
gli risuona tremendamente e nota una serie di indiscutibili similitudini:
cappello nero del re, cappello nero gentilmente offerto dall’uomo ormai senza
cappello, stesso luccichio degli abiti, vera pelle quelli del re, plastica
consunta quelli di Sinan, capelli crespi stirati, uno dal gel e l’altro dalla
morchia stratificata. Stessa magrezza, se non fosse che Sinan ha lo stomaco
enormemente dilatato, fosse una donna la si direbbe all’ottavo mese. Anche il malessere si attenua. O almeno così
gli pare. Inconsapevolmente ha già iniziato a provare. Li per strada. Davanti alla
vetrina dei televisori ultrapiatti del negozio di elettrodomestici, a poche centinaia
di metri dalla stazione Tiburtina. Pochi tentativi e il numero col cappello gli
riusce divinamente, si cimenta anche col moon walking, niente male pensa, per
un principiante. Un gruppo di turisti tedeschi diretti alla stazione fa un
circoletto intorno a lui e applaude al numero. “Hi Michael” dice uno di questi.
Michael saluta, togliendosi il
cappello ed è subito un tintinnare di monetine.
Poco fa ero Sinan, uno giù, molto
giù, credo che più giù di così non si possa essere. Ora sono Michael e cammino
sulla luna. Raccoglie la manciata di spicci, il discount per oggi non lo vedrà.
Entra nel Bar. Allinea gli spiccioli necessari sul bancone e indica al barista
la bottiglia del Cognac. “Cosa è successo Sinan, dice il barista, hai
svaligiato la cassetta delle offerte in chiesa?” Per tutta risposta tira fuori
la faccia da figlio di puttana migliore del suo repertorio, guarda dritto negli occhi il barista e dice
“No Sinan, Michael!” poi, a sottolineare il concetto, esegue un passo di danza che termina con il
pacco sollevato rivolto alla
cassiera. “Uao” dice questa, “il secondo lo offro io”.
(Continua?)
27 giugno 2010
IL ReDelPop (3)
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3. L’uomo col
cappello
L’uomo col cappello si riconosce dal cappello. Un Borsalino
sformato il cui feltro, più che consumato, sembra carteggiato. Non fosse nero
lascerebbe intravedere la testa in trasparenza. Fascetta nera, sfilacciata, tesa cadente. L’uomo con
il cappello, tipicamente, guida la macchina con il cappello. Ciò limita la sua
visuale più di una sbornia, ma l’uomo col cappello ignora che l’occhio umano
possa andare oltre la tesa cadente del suo cappello. Quando se lo toglie, la
sera, la semioscurità in cui tiene il suo appartamento, di giorno per evitare
che la luce solare danneggi il mobilio, di notte per non sprecare inutilmente
energia elettrica, non offre certo un raggio visivo maggiore. Come Mr. Magoo,
con il quale condivide peraltro il gusto in fatto di berretti, seppur con
qualche divergenza di carattere cromatico, quando è al volante, l'uomo con il
cappello mette a repentaglio la sua vita e quella altrui, ma gli incidenti
mortali rimangono misteriosamente solo potenziali e rigorosamente fuori dalle
porte della sua percezione.
L'uomo col cappello sale a bordo della sua Fiat 850 del '67
color carta da zucchero due volte la settimana: la domenica per andare prima
a messa e poi al Verano sulla
tomba della povera mamma (R.I.P) ed
il venerdì mattina per andare dal medico, qualche anno fa in tv dissero che a
una certa età è bene fare controlli periodici. Il conduttore della trasmissione
imperdonabilmente omise di dire in che cosa consistesse questa periodicità.
L’uomo con il cappello, autonomamente optò per un controllo settimanale. Tutti
i venerdì alle 7 in punto transita per Piazza Bologna e, dopo alcuni minuti che occorrono per
percorrere via Lorenzo il Magnifico, ad una velocità che potremmo definire di
crociera, puntualmente imbocca la strada che passa sotto la tangenziale
contromano e si immette sulla rampa in direzione Batteria Nomentana. Tutti i venerdì
alle 7 e 10 si chiede come mai gli automobilisti che vengono in senso inverso
siano adusi ad interrompere la pubblica quiete con i loro clacson e si
ripromette di scrivere al sindaco per denunciare questo malcostume.
L'uomo con il cappello, oggi, venerdì 26 giugno ha caldo,
molto caldo. Suda, nell'abitacolo della 850 si sente come uno dei polli allo
spiedo che vede nella vetrina del girarrosto sotto casa. E poi ha una strana
sonnolenza e pensa a tutte le volte che in tv ha sentito che in casi come
questi è bene fare una piccola sosta. Certo, la sua indole mal tollera gli
stravolgimenti di programma, e tutti sanno che nei pressi delle stazioni
circolano persone poco raccomandabili, ma le eccezioni servono a confermare le
regole, per questo l'uomo con il cappello entra nel parcheggio sotto al
cavalcavia ed accosta vicino ad un pilone di cemento. Apre la portiera e, dal
forte russare, si accorge dell'uomo che dorme seduto, appoggiato al pilone
circondato da confezioni vuote di vino in brick.
Lo stesso che bevo io, pensa l’uomo con il cappello, solo
che a me un litro dura una settimana: nella sua mente si materializza il
conduttore di Sani e Belli, consueta rubrica medica del telegiornale che
raccomanda un bicchiere di vino rosso al giorno per le sue proprietà
antiossidanti.
Questo disperato, pensa, ne ha fatti fuori una decina in una
sola serata. Prende mentalmente l’appunto di aggiungere una postilla alla
lettera al sindaco sulla grave situazione di degrado in cui versano i dintorni
della stazione Tiburtina e poi, accaldato si dirige verso il bar mentre si
asciuga con fazzoletto la porzione di fronte fuori dal cappello.
Sinan si sveglia. L’astinenza si affaccia con tutto il suo
entourage di malesseri: angoscia cosmica, tremori, lo stomaco che pulsa dal dolore, il cuore che sembra
volere uscire dal petto mentre sente il sangue premere contro le tempie. “Baro
Deval! Grande Dio, pensa, mi servono almeno ottanta centesimi subito, un litro
almeno, per ragionare, un litro per Sinan”. Poggia una mano sul culo della Fiat
850 e sente che il motore è caldo. Si sputa sulle mani lerce e cerca di
sistemarsi i lunghi capelli crespi. Apre la lampo del giubbotto di plastica e
si gratta a fondo le ascelle, infila una mano nei pantaloni, grattini e saluti
di buongiorno a mor kar, mio cazzo, compagno di tante avventure. Decide di
aspettare.
L’uomo con il cappello torna alla macchina. E’ sicuramente
più sveglio ma ancora più accaldato di prima, gronda di sudore e fa una cosa inusuale
per lui: scopre la pelata poggiando il cappello sul tettino dell’auto per
meglio detergersi col fazzoletto.
Sinan sbuca da dietro il pilone di soppiatto, l’uomo col
cappello sul tettino della macchina si spaventa a morte.
“Prego un euro per mangiare!” dice avvicinandosi e porgendo
la mano lercia. L’uomo è in preda al panico. Apre la portiera, sale rapidamente
in macchina, chiude la sicura, mette in moto e parte così a razzo che quasi
prende in pieno il pione di cemento. Il cappello vola via dal tettino dell’auto
e finisce ai piedi di Sinan. Dopo avergli augurato torture con i ferri e con i
vetri, con i fili, con il gas e gli strumenti più segreti, Sinan si china,
raccoglie il cappello e se lo calca in testa. E’ proprio della sua misura.
(Continua....)
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